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Il miracolo di Pianezza

Il santuario eretto in onore di San Pancrazio a Pianezza (Torino) ebbe origine da un fatto miracoloso. Il 12 maggio 1450 un contadino del luogo, Antonio Casella, mentre falciava il prato tagliò inavvertitamente un piede alla moglie, venuta a portargli qualcosa da mangiare. I coniugi, angosciati, pregarono il Signore e furono confortati da una visione celeste: un fanciullo promise la guarigione da parte di Dio. Chiese in cambio che si erigesse sul luogo un segno di culto.

 

Fu costruito allora un primitivo pilone votivo ma, per il grande afflusso di pellegrini che iniziarono ad accorrerere il comune di Pianezza pensò di racchiuderlo all’interno di una chiesetta, affidata alla custodia di un eremita.

La cronaca del tempo registra grazie a fatti miracolosi (specie a favore degli ossessi) attribuiti all’intercessione di San Pancrazio.
Ne 1640 il marchese di Pianezza, Giacinto Simiana, offrì ai Padri Agostiniani l’occasione di fondarvi un convento. I figli spirituali di Sant’Agostino si prodigarono per 150 anni ad accrescere il culto de santo martire e, fedeli alla loro tradizione, diffusero anche la devozione alla Madonna della Cintura, tuttora venerata. Al tempo di Napoleone I, il governo incamerò anche il convento, che i religiosi dovettero abbandonare nel 1801.
La custodia del Santuario venne affidata ai sacerdoti della diocesi di Torino. Dal 1865 al 1885 fu rettore del santuario Don Carlo Palazzolo. Era molto amico di Don Bosco e invitava spesso i suoi ragazzi dell’oratorio di Valdocco a venerare la tradizione della Santa Messa del miracolo nella notte del 12 maggio (alle ore 3), che vede anche oggi una grande partecipazione di fedeli.
La prima chiesetta in onore di San Pancrazio divenne presto insufficiente e i Passionisti, che dal 1886 ne sono i custodi, hanno pensato di costruire, con le offerte dei devoti e dei pellegrini, l’attuale nuovo Santuario.